Una gita al…lago…che non c’è più.

Una domenica di primavera, sole, amici e una gita in bicicletta: difficile chiedere di più. Partiti dal ponte di Campoligure  una ventina di agili pedalatori di buon mattino sulle rampe verso le Valli del latte.

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Destinazione ? Un luogo cancellato dalla memoria collettiva, teatro di una grande tragedia che molti hanno voluto dimenticare : la diga di Bric Zerbino.  Noi per raggiungerla ci siamo avvalsi di una intermodalità spinta : bici+treno+ trekking+diving virtuale. Una volta lasciate le bici siamo, infatti, scesi nel fondo di quello che è stato molti anni fa, per molti anni, il grande lago.  Diciottomilionidimetricubidiacqua erano trattenuti lì da due dighe;  ma in un giorno d’estate di 80 anni fa iniziò a piovere così forte e così tanto che così, erano 500 anni che non pioveva (così si disse al processo) Una delle due dighe , quella piccola, l’avevano costruita un po’ … insomma….una diga per caso… e si lasciò andare. Quella grande, invece, sta benone ancora adesso

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Quando una diga piccola e costruita male si lascia andare sono dolori….il 13 agosto del 1935 quei diciottomilionidimetricubidiacqua cominciarono a correre tutti insieme verso la valle dell’Orba e travolsero quello che incontrarono : centrali elettriche, ponti, mulini, ferrovie, cascine, strade fino a che, davanti, al borgo di Ovada, portarono via 60 persone tutte insieme. La grande onda tutto travolse fino al fino al corso del Tanaro e 111 furono i morti, ma le autorità di allora preferirono una linea di autarchico silenzio….e il processo non individuò nessun colpevole se non quel temporale….rigenerativo lo definiremmo oggi. Siamo andati a dare un occhiata là dove prima scorreva il fiume

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In mezzo al bosco è rimasta, enorme e solitaria, una diga, testimone silenziosa della  tragedia dimenticata, ma, sul fondo del lago, il grande ciclo della natura ricomincia.

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Per non dimenticare
e per chi vuole saperne di più: http://www.molare.net/

Stefano Scovazzi

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2 risposte a Una gita al…lago…che non c’è più.

  1. giarevel ha detto:

    Bellissimo. E’ il nostro Vajont. Quel lago è pieno di memoria. La bici usata così è un segugio. Grazie!

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