Uno scenario “elettrizzante”…

bici-elettrica-GE

Una domenica d’inverno, invito alla bici pomeridiano, in giro per il nostro centro storico. Tanta e varia gente, tante e varie biciclette. Si parte, si sale un po’, qualcuno spinge sui pedali, qualcuno va a piedi e spinge la bicicletta, una ragazza va su leggera quasi senza pedalare. Un talento naturale? Un’erede di Pantani? No, un’assistita da opportuno motore elettrico.

Un’altra domenica pomeriggio d’inverno, stessa situazione. Stavolta gli elettrificati sono due: alla ragazza della domenica precedente si è aggiunto un mio quasi vicino di casa, che tra l’altro dell’elettrica assistenza non avrebbe nessun bisogno.
E adesso lavoriamo con la fantasia, e immaginiamoci una terza bella domenica pomeriggio d’inverno, un altro invito alla bici. Quanti saranno gli elettrificati: quattro? Perché no? Uno andava bene, due pure, la tendenza è all’aumento geometrico, e perdonate l’imprecisione dei termini matematici.

Le bici elettriche (o a pedalata assistita, il concetto è lo stesso) si stanno diffondendo. La buona vecchia bici, con i suoi duecento e passa anni di storia, è utilissima in città, per i motivi che tutti noi ciclisti urbani conosciamo bene, e anche per questo è di moda: ma, ahimè, va a pedali, e pedalare stanca. A Genova, poi, potrebbe stancare più che altrove, anche se il cambio aiuta non poco, e personalmente conosco delicate e non giovanissime signore che vanno al lavoro in bici sulla collina di Carignano, abitando in Castelletto alta e tornando a casa con la spesa. Per qualcuno invece il motore elettrico risolve il problema: è trendy, ci si può vestire anche da fighi senza impigliare nelle moltipliche i pantaloni griffati. Insomma, una meraviglia. Pensiamo alla mia compagna di coro, sessant’anni e passa, una trentina di chili di troppo, che abita al Biscione. Non ha mai avuto la macchina, le hanno rubato lo scooter, adesso si è messa a dieta e sta pensando di comprarsi una bicicletta. Come biasimarla se prenderà una bici a pedalata assistita che le permetta di scalare le colline di Quezzi?

Cambiamo scenario: dalla quotidiana lotta per la sopravvivenza, dalla strada in cui pedaliamo con il coltello tra i denti, in cui un motorino elettrico a metà di via Assarotti ci starebbe anche bene, passiamo alla bici usata per il turismo, per conoscere il mondo senza disturbarlo. Cosa succede quando nello stesso gruppo di allegri gitanti si mescolano assistiti e indipendenti? Soprattutto, quando gli assistiti non sono più uno o due su trenta, ma la metà dei partecipanti? Potrebbe succedere, e in un futuro neanche tanto remoto. Qualcuno mi ha risposto che non accadrà, perché le bici elettriche (pardon, a pedalata assistita) costano sui tremila euro. Credo che per gli oggetti di moda il prezzo alto sia piuttosto un incentivo, che renda il prodotto più appetibile e ne faccia uno status symbol.

Quindi, immaginiamo le gite e viaggi di circolo tra pochi anni: i ricchi avanti, carini, ridenti, pedalando per finta sulle bici assistite; i poveri dietro, un po’ meno ridenti, un po’ più accaldati, spingendo sui pedali e sperando in un black out che rimetta tutti sullo stesso piano. E speriamo che i poveri siano di carattere mite, e che non scoppino risse da stadio…
Che bella prospettiva!?!
Flavia Boero

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17 risposte a Uno scenario “elettrizzante”…

  1. dria010 ha detto:

    Genova non è piatta come Copenhagen; ha molte zone pianeggianti, questo sì. Ma, oggettivamente, una buona parte della cittadinanza risiede in collina in zone non sempre servite da impianti di risalita. La bici a pedalata assistita, quindi, penso che potrà dare il suo bel contributo alla mobilità cittadina “pulita”. Ok, qualcuno dirà che proprio pulita non è, perché ci sono le batterie da smaltire, però sono dell’idea che bisogna sempre apprezzare le innovazioni che portano dei vantaggi rispetto allo status quo : se si cerca la perfezione in tutto, si sta fermi.
    Meglio una batteria da smaltire che uno scooter inquinante che gira per la città!
    Il costo elevato al momento è un freno all’ampia diffusione, ma conoscendo la mentalità italiana, molto improntata sull’apparenza e sulla ossessiva dimostrazione di una capacità di spesa maggiore rispetto agli altri, non è detto che in un prossimo futuro non potremo incontrare per le strade una sorta di ‘elite’ di ‘elettrici’, con bici sempre più apprezzabili anche a livello estetico, quindi capaci di invogliare altri a fare sacrifici per averne una. Il limite di oggi, temo, è la manutenzione: troppi modelli con tecnologie diverse, pochi veri esperti nel mettere le mani in quei motori, costo delle batterie, ecc. Superando tale limite, penso, Genova potrebbe diventare una capitale per le bici a pedalata assistita. Tengo però a precisare che non vedrei di buon occhio un gran numero di bici a pedalata assistita nelle aree pedonali, perché hanno una velocità più elevata.

  2. cara flavia oltre ai ricchi benestanti aggiungerei gli ultrasettantenni ….che vorranno pedalare e continuare a passare giornate con i ciclisti più giovani….ma che debbono fare i conti con le forze un po’ diminuite.per ora ce la faccio più che bene al naturale,,,,ciao alla prox.mario.

    • Flavia ha detto:

      Sì, ma non è detto che i ciclisti più giovani siano d’accordo, cioè che vogliano pedalare in compagnia di persone anziane a bordo di bici elettriche. A quel punto è probabile che le uscite diventino di sole bici elettriche. Io non ci verrò, e mi dispiace.

  3. Bici al Pesto ha detto:

    Per quale motivo non vuoi accanto elettrociclisti ? Hai paura di prendere la scossa ?

    Dr.Bike

    • Flavia ha detto:

      In città non me ne importa niente. In gita non li gradisco accanto per lo stesso motivo per cui non faccio gruppo con i motociclisti o con quelli a cavallo: siamo bestie di specie diverse, non c’entriamo niente l’uno con l’altro.

  4. anemmuinbiciazena ha detto:

    Cara Flavia, la questione è spinosa. Mi sono sempre trattenuto dallo scrivere un articolo sul tema anche se ho pensato parecchie volte le cose che scrivi, il rischio di un ciclismo urbano di serie A ed uno di serie B. Problemi di “caste” a parte, c’è anche un risvolto legato alla possibilità di sviluppo del mezzo e delle infrastrutture urbane ad esso collegate.
    Auspico infatti che in un futuro prossimo l’Amministrazione prenda in considerazione la realizzazione di impianti di risalita in posizioni strategiche per la massima diffusione della bicicletta sia a fini residenziali che turistici, ma questo ovviamente si scontra con la diffusione massiccia della bicicletta elettrica che di fatto renderebbe meno importante la realizzazione di nuovi impianti di risalita od il riadattamento dei tanti dismessi. Anche qui, sei hai i soldi per comprarti una bici elettrica puoi andare in bici in città, se non li hai devi fare affidamento solo sulla tua grande forza di volontà.
    Un punto in meno alla diffusione della bicicletta elettrica è legato anche alla diffusa idea che anche in bici debbano necessariamente essere mantenuti i percorsi abituali (sopratttutto da parte dei neofiti ciclisti, anche per questioni di semplicità), anche laddove vi siano pendenze importanti e quindi anche concentrazioni di inquinanti sopra la media (vedi via Assarotti che anche tu porti ad esempio, ma pensiamo anche a Coso Gastaldi) e questo si scontra con il mio mantra: ovvero l’idea di cercare sempre, ove possibile, percorsi secondari al traffico anche a costo di rendere a doppio senso di marcia per le bici alcuni tratti secondari (vedi percorso Gavette-Centro-San martino-Nervi, pensato tutto su strade secondarie).
    Anche in questo senso la bici elettrica sarebbe un bell’alibi per l’amministrazione per evitare di realizzare percorsi secondari atti alla massima diffusione della bicicletta.

    • Flavia ha detto:

      Hai ragione, non avevo pensato all’alibi offerto dall’elettricità, forse per la mia ormai radicata sfiducia nei confronti degli amministratori cittadini, perlomeno i nostri.

  5. Dorina ha detto:

    La buona volontà ce l’avevo messa quando, vent’anni fa, avevo compiuto l’eroico sforzo di andare al lavoro in bici, almeno un paio di volte la settimana quando ero di turno in un ufficio distaccato. La fatica era compensata dalla buona lentezza che adottavo: non volevo semplicemente “spostarmi”, ma respirare il mare (sorvolando sull’inevitabile inquinamento cittadino) e guardarmi intorno, con le dovute attenzioni. Il tempo comunque era sempre troppo poco, il lavoro, la casa e i figli esigevano le loro attenzioni e ponevano i loro paletti… insomma ho smesso dopo qualche mese, con rammarico. Ricordo un’esperienza adolescenziale con un “Solex” regalatomi dai miei genitori… era divertente, mi serviva nel tragitto casa-scuola e nelle brevi scampagnate del fine settimana col fidanzatino, anche lui ciclo-munito. Tanti anni dopo, ma davvero tanti, forse spinta da una necessità sadica di verifica delle forze fisiche e non, spinta e tirata dalla cara amica Flavia, ciclista per scelta di vita, inforco una sua mountain bike e ci avventuriamo per un bellissimo percorso pianeggiante e panoramico nel ponente. Un bel po’ di chilometri, un bel po’ di fatica! Troppo ottimismo? Forse. L’esperienza è stata gratificante ma sfiancante, bella ma non priva di conseguenze, utile ma anche no… insomma tutto e il suo contrario. Con ciò?… Ciascuno, compatibilmente con le proprie possibilità – in senso lato – vada come gli pare, con chi gli pare e dove gli pare, assistito o no. Ma VADA, perchè la vita che ci è data non sappiamo dove ci porterà, però sappiamo per certo che se non ci muoviamo non ci porterà da nessuna parte. E andare in bici è un gran bell’andare!… (parola di aspirante nonna che non ce l’ha fatta con la bici ma che ha preso comunque altri sentieri).

  6. giarevel ha detto:

    Dorina, hai ragione. Chi si prende una bici elettrica per eliminare la fatica resterà deluso: la fatica fa parte della bicicletta. Per questo amiamo andare in bici e amiamo Genova!

    • Flavia ha detto:

      Sai cosa non mi piace dell’elettrica, in realtà? Che aggiunge complessità a quella cosa meravigliosamente semplice che è la bicicletta, che è stata la chiave del suo successo nel tempo e che credo la renda il futuro delle nostre città, in combinazione con il trasporto pubblico.
      Io mi incanto a guardare le vecchissime Bianchi, le vecchie bici da corsa con il telaio d’acciaio a prova di bomba e il cambio sulla canna (come funzionava bene!), o le scatto fisso anche se non ci so andare, guardo con sospetto le MTB che costano come il PIL dell’isola di Pasqua… e cosa posso pensare di un aggeggio che per fare una salita ti fa attaccare un ignobile motore, invece di scalare qualche dente e magari alzarti sui pedali?!?
      Un bacio a tutti i ciclisti urbani, e a proposito: quando incontriamo, se ci togliessimo il coltello trai denti e ricominciassimo a salutarci? 🙂

  7. MARIO REPETTO ha detto:

    Scusate se mi permetto dall’alto della mia esperienza e “saggezza”: mi sembrano discussioni oziose e processi alle intenzioni ancora più oziosi.
    La bici A PEDALATA ASSISTITA (max. 25 all’ora) rientra a pieno titolo nelle principali finalità della bici tradizionale: rispetto dell’ambiente e filosofia della lentezza, aiutando a compensare al tempo stesso fisici poco atletici, eventuali acciacchi, dislivelli per alcuni eccessivi, ecc. e poi infine, perchè no, anche un po’ di LEGITTIMA pigrizia. Insomma a chi non la ama o la ama poco (come il sottoscritto, almeno per ora) nessuno gliela impone e viceversa.
    Ma ci dimentichiamo che la LIBERTA’ è la prima e più grande conquista dell’uomo?
    E poi smettiamola con i discorsi ricchi-poveri: certe bici elettriche costano meno di certe tradizionali sofisticate. Ma siamo comunque ben lontano dai prezzi non solo di Ferrari o Honda, ma di una semplice 500!
    E poi il progresso (sostenibile) non va mai demonizzato, del resto, grazie al cielo, non usiamo + le lampade a petrolio…
    Per concludere, andare in bici è (o dovrebbe essere) prima di tutto una SCELTA CULTURALE.
    E buone pedalate più o meno assistite!
    Mariorep

    • Flavia ha detto:

      No, Mario, non mi sono spiegata. Qui non si tratta di progresso, non stiamo parlando dell’introduzione della ruota libera, o del cambio di rapporto o dei frani a bacchetta sostituiti dal cantilever (o dal disco). Qui stiamo parlando di un cambiamento profondo che va ad affiancare al motore naturale (noi) con un motore elettrico. A parte tutte le considerazioni sul rispetto dell’ambiente (e ricordiamoci comunque come si produce l’energia elettrica, specie in Italia), questo genera un’altra cosa rispetto alla bici.
      Che poi uno possa usarla, non usarla o farne un appendiabiti, siamo in un paese libero, per fortuna. Io dico solo che non dovremmo confonderla con una bici, così come non confondiamo le bici con gli scooter, elettrici o no. E che nell’ambito del turismo (cicloturismo) un gruppo misto diventa spiacevole per tutti.

  8. Romolo ha detto:

    La bici a pedalata assistita è una bici perchè se non pedali non va, la forza muscolare è sempre e comunque necessaria. Il motore elettrico ti dà solo un aiuto. E’ una cosa non così lontana dalla logica della bici con i cambi. Chissà forse quando sono arrivate le prime bici con i cambi i puristi della bici tradizionale avranno storto il naso. Io non ero ancora nato e non posso saperlo. So invece, perchè c’ero, che anche la MTB quando è arrivata in Italia ha fatto storcere il naso ai più, e non solo ai ciclisti da strada ma anche agli alpinisti. Oggi invece sono pochi quelli che si sognano di demonizzare la MTB. Io finché ce la farò userò la bici senza motore ma quando non ce la farò più tra scegliere di viaggiare in auto o in moto o con una bici a pedalata assistita sceglierò quest’ultima perchè sono sicuro che non mi toglierà le sensazioni che oggi provo viaggiando in bici.

    • Flavia ha detto:

      Si vede che non mi sono proprio spiegata,se neanche tu hai capito quello che voglio dire. Se uno vuole usare la bici a pedalata assistita fa benissimo a farlo e nessuno glielo impedisce.
      Anzi, socialmente sarà più accettabile e meno eversivo: ho notato, infatti, che la reazione di chi mi vede andare in bici a fare la spesa, alle prove di coro la sera ecc.ecc. è un senso di colpa, tanto che, senza che io abbia detto una parola, si sente in dovere di giustificarsi (io non potrei mai, abito troppo in alto, ho troppa fretta, mi devo vestire troppo bene, e via scusando). Se la bici non va solo a pedali ma c’è anche un motorino… allora è vero che “a Genova non si può!” (Da notare che anch’io lo credevo finché, proprio guardando te, Romolo, che andavi ovunque in bici, ho pensato “se ce la fa lui, lo posso fare anch’io).
      Il mio discorso era diverso: mi chiedevo quali dinamiche si generano in un gruppo di cicloturisti che usano tipi di biciclette a pedalata assistita e no. La tua risposta non mi ha rassicurato per niente. Se ho capito bene, nell’ambito di un giro turistico se uno pensa di avere dei problemi per l’eccessivo affaticamento non può affidare a nessuno i propri bagagli (giustissimo) ma può ricorrere a un motore elettrico che gli spiani la salita.
      Sarò pessimista, ma secondo me la rissa è assicurata.

  9. MARIO REPETTO ha detto:

    Mentre qui chiacchieriamo, a Milano ne buttano in pista ben 1000 di bici a pedalata assistita:
    http://www.mi-lorenteggio.com/news/35517
    Osservate le innovazioni e le caratterisiche tecniche e tecnologicamente avanzate (anche delle stazioni), ivi compreso il razionale ed ecologico sistema di ricarica.
    Nel frattempo Genova dorme il sonno dei giusti…
    Mariorep

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